La strada di Monte Bardone

La strada di Monte Bardone è uno dei valichi più antichi degli Appennini. La strada, dalla zona di Parma, sale in direzione del Passo della Cisa per poi scendere verso la Lunigiana. Al 718 d.C. – anno in cui Moderanno, Vescovo di Rennes percorse questa strada per recarsi a  Roma – si fa risalire l’istituzionalizzazione di questo percorso di pellegrinaggio. Si racconta che un miracolo, avvenuto nel punto più alto del tratto appenninico, lo convinse a richiedere al re Longobardo Liutprando di concedergli il permesso per la costruzione di un monastero.

Come scrive Renato Stopani però il vero motivo che spinse i Longobardi ad istituzionalizzare la via derivò da una decisione di tipo strategico, militare e politico. I romani per raggiungere la punta settentrionale dell’Italia avevano a disposizione la Via Aurelia (sul litorale tirrenico), la via Flaminia (che insieme alla Via Emilia attraversava il versante Adriatico) e infine la via Cassia che iniziava dall’odierna Sarzana, con le bocche del fiume Magra e con l’antica città di Luni accanto, costeggiando tutto l’appennino Toscano. Dopo l’invasione dei Longobardi nel 568 d.C. nessuna di queste strade risultò più

agibile. Scendendo da settentrione, il popolo di origine germanica occupò inizialmente la pianura padana; successivamente si spinse oltre, conquistando la Tuscia e occupando la Lunigiana fino alle propagini del’Umbria e della Val Tiberina, ancora in mano Bizantina. Gli occupanti nordici riempirono gli spazi sul territorio con una disposizione anche, per certi versi, “a macchia di leopardo” – se pensiamo che, nel sud bizantino, Spoleto e Benevento costituivano ducati a sé stanti e in espansione, completamente in mano ai nuovi arrivati.

Per questa nuova geografia politica della penisola italiana le antiche vie consolari e militari dell’Impero decaduto potevano difficilmente essere percorse per intero senza rischi. Ma tra quelle che con più difficoltà erano percorribili vi era la tratta dell’appennino orientale dove i Bizantini erano particolarmente forti e i Longobardi particolarmente belligeranti. Fu così che per scendere al sud e mantenere le conquiste in terra di Tuscia fu necessario istituire un nuovo valico, a occidente, in particolare nella fascia dell’appennino ligure e del nord della Toscana. L’Appennino, nel tratto della Cisa, fu una scelta obbligata per i nuovi occupanti dell’Italia del nord che, rioccupando il tratto, fino a pochi secoli prima, parte della via Cassia, ne fecero un passaggio fondamentale per il mantenimento del controllo della Lunigiana, occupato nel VII secolo da re Rotari (primo dei capi longobardi ad emanare leggi in latino e a convertirsi al Cattolicesimo).

Così furono gettate le basi per la crescita di una tratta stradale fino a qualche secolo prima di importanza relativa ma adesso via centrale per il consolidamento di un nuovo regno in espansione.