Attraversando la Via Francigena: Villafranca

In direzione Cisa, dalla SS62, in un percorso sempre più appenninico, allontanandoci dall’immagine tipica della collina Toscana, s’incontra Villafranca.

Poco dopo il bivio per Fornoli si trova, nei dintorni della cittadina, l’Ecclesia Sancta Maria de Arbaritulo detta anche di Groppo Fosco, con annesso spedale ricordata fin dal IX sec. come dipendenza dell’Abbazia di S. Caprasio. Nota come la Chiesaccia, sorgeva anticamente in corrispondenza di un importante guado che portava alla Val di Vara e l’area sotto il controllo di Genova. Arrivati a Villafranca i pellegrini, dopo aver affrontato il pericoloso guado del torrente Bagnone, potevano proseguire sia per Aulla che per Filattiera.

Le origini di Villafranca non sono chiare agli storici. I primi insediamenti si pensa siano sorti poco lontano dal centro attuale, in località Castellaro, poi a Malnido. Il borgo si sviluppò però, forse per motivi economico-commerciali sulla Francigena.

Nel 1164, l’ Imperatore Federico Barbarossa riconobbe al marchese Obizzo Malaspina il possesso di Groppofosco e di Malnido, ma non di Villafranca. Inizialmente feudatari minori controllavano il piccolo paese. In questo tratto di strada anche per questo, frequenti erano ruberie e ferimenti. Note erano poi le angherie dei piccoli feudatari locali che pretendevano comunemente pedagium colligere da coloro che transitavano. La villa dei signori godeva infatti di uno status economico notevole e di speciali libertà (da qui forse il nome di Villafranca), ma questa realtà non durò molto. L’abate Nikulas di Munkathvera nel 1154 però suggeriva il toponimo Frakkaskali per il borgo di Villafranca, tradotto letteralmente “rifugio dei Franchi”; forse è questa invece la ragione sia delle libertà acquisite sia del toponimo.

Verso la metà del XII secolo i Malaspina si impossessarono definitivamente di buona parte della Lunigiana e quindi di Villafranca, accettando di rapportarsi ai feudatari minori che avevano dato stesura agli Statuti di Villafranca. Centro amministrativo dal 1266 del marchesato di Villafranca, dopo varie conquiste da parte degli Sforza e degli Spagnoli, con il Congresso di Vienna del 1815 venne divisa tra il Ducato di Modena e quello di Parma al quale appartenne fino all’unità d’Italia.

Il castello di Malnido, i cui resti sono ancora visibili, fu abbattuto dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale.

Noto è il rito precristiano del falò. Simile all’evento di Filattiera, a Villafranca si svolge la sera del 5 dicembre, vigilia della festa di S. Nicolò. Anticamente si svolgeva nella piazza antistante la Chiesa e questa tradizione è sopravvissuta nei secoli nonostante la Chiesa sia stata purtroppo abbattuta nel 1968. La comunità si raccoglieva intorno al falò, nella data vicina al soltizio d’inverno, per augurare al Sole un buon pellegrinaggio in attesa della nuova estate. Oggi rimane la processione per le vier del centro storico, illuminata dalla luce delle torce. La sfilata di gruppi storici in costume porta fino al falò nel parco “Tra la Ca”, accanto al campanile della ormai scomparsa chiesa di San Nicolò. Il falò continua con la veglia e sulla brace vengono cotte salsicce accompagnate da vino locale.