Attraversando la Via Francigena: Siena

Siena ha una storia antichissima; sono state ritrovate numerose testimonianze degli antichi insediamenti; nella Piazza del Mercato furono scoperte alcune fibule di bronzo attribuibili all’VIII secolo a.C.; presso la Rocca Salimbeni furono scoperti resti in ceramica databili VI e I secolo a.C.; scavi nella zona di Santa Maria della Scala hanno portato alla luce una grande capanna in muratura con resti in ceramica del VII secolo a.C.. Note nel territorio senese sono poi le antiche tombe e le necropoli databili tra il IV ed il II secolo a.C.; si ricorda tra le altre quella di Campansi, di Porta Camollia, di Porta San Marco in località Giuggiolo, della Coroncina e di Colle Verdina in località Pescaia.

Plinio il vecchio nella sua Naturalis historia ricorda la colonia etrusca di Seniensis: la colonia doveva essere notevole, i numerosi ritrovamenti archeologici sul territorio di fatto lo comprovano. Probabilmente però la città di Siena nacque come colonia romana e come avamposto territoriale nel 30 d.C.: la mitologia cittadina riporta la leggenda di Senio, figlio di Romolo che, similmente a Roma, col fratello Aschio, avrebbe dato i natali alla città. Nota in epoca romana con più nomi fu indicata più volte anche come Sena Etruriae, per distinguerla da Sena Gallica. Ricordata tra gli altri anche da Strabone e da Tolomeo, la Tavola Peutingeriana la indicherà come tappa sulla linea stradale che va da Firenze a Chiusi. Publio Cornelio Tacito nelle sue Historiae, ricorda un episodio avvenuto probabilmente tra il 50 e il 60 d.C. in cui un senatore romano in visita a una città nota come Saena Julia (nota per avere una sua magistratura e per essere notevole colonia militare in Tuscia) fu truffato, malmenato e ridicolizzato, tanto che il Senato romano decise di punire i principali colpevoli e indicare gli abitanti del luogo come autori di un atto riprovevole.

Siena fu prestissimo importante città cristiana: nel 313 il potente vescovo senese Floriano partecipò infatti al Concilio che a Roma contribuì a condannare l’eresia donatista.

Dell’alto medioevo poche sono le notizie; si ricorda nelle varie cronache e nei vari documenti la rivalità tra il vescovo della città del Palio (governata da un rappresentante del re) e quello di Arezzo, per ragioni legate ai confini da attribuire ai territori dell’una o dell’altra potenza territoriale. La questione non fu risolta neppure con l’intervento del re longobardo Liutprando (che appoggiò la diocesi aretina), infatti i senesi nell’anno 853 d.C. (con l’arrivo dei Franchi) pretesero e ottennero l’annullamento della bolla che ne limitava i territori. Winigi, figlio di Ranieri, nell’867 d.C. divenne Conte della città. L’imperatore Ludovico III regnò dal 900, sebbene per poco, dalla città di Siena sul territorio italiano sottomesso ai longobardi. I conti tornarono al potere con re Berengario dal 903, contendendosi il territorio.

Dal secolo X soprattutto, la città del Palio sarà al centro delle più importanti vie del pellegrinaggio (e dei commerci) che portavano verso il sud Italia, verso i collegamenti di mare per Gerusalemme e soprattutto a Roma. La Via Francigena – con Sigerico che ne fa la XV tappa del suo itinerario (Seocine) – attraversa fisicamente da nord a sud la pianta della città. Sarà questa via dei pellegrini che rafforzerà il dominio territoriale del potente centro noto per essere luogo di banchieri e commercianti.

Siena si inserirà anche nella lotta indipendentista contro Federico Barbarossa dei comuni lombardi; nel 1177 dopo aver seguito per molto tempo l’imperatore si unirà ai comuni indipendentisti. Assediata da Enrico, figlio del Barbarossa otterrà per la sua gloriosa resistenza un riconoscimento imperiale che segnerà la fine delle ostilità e che garantirà a Siena il mantenimento dei suoi possedimenti.

Solo dal XII secolo così Siena diverrà Comune con ordinamento consolare, espandendo i propri domini e allargandosi verso i territori fiorentini, contentendo il potere alla città del giglio. Negli anni tra il 1150 e il 1300 la città vedrà un’espansione importantissima nonché la costruzione del Duomo, del Palazzo Pubblico e della Torre del Mangia.

Guido da Siena nel 1200 vi fonderà la notissima scuola dei pittori che sarà fondamentale per il panorama artistico toscano. Ottimi saranno i rapporti con lo Stato della Chiesa: i banchieri senesi offrivano allo stato dei papi i propri servizi. Nonostante tutto Siena sosterrà la causa ghibellina, scontrandosi con la Firenze guelfa. Già l’acquisto di Staggia e l’agguerrito espansionismo dei senesi in direzione di Poggibonsi e della Val d’Elsa avevano dato il la agli scontri del 1141; il noto precedente sarà prtetesto per le guerre successive e per un rancore secolare. Numerose saranno le battaglie mosse dai senesi contro i fiorentini, la più celebre è forse la grande vittoria senese di Montaperti del 1260 (che si impose politicamente su tutti gli equilibri di potere in Italia); qui le milizie senesi con a capo Farinata degli Uberti assieme ai fuorusciti ghibellini  e coi cavalieri teutonici Imperiali, sostenuti da Pisa, Lucca e Cortona, sconfiggeranno le numerosissime armate fiorentine, facendo, come scrive Dante, “l’Arbia colorata in rosso” (Inferno, canto X). La morte improvvisa di Manfredi di Svevia, erede di Federico II, nel 1266 però segnerà il declino dei ghibellini in Italia e  a Siena. Altro notevole scontro, forse più importante simbolicamente, sarà così quello di Colle Val d’Elsa che vide sconfitti i senesi opposti a fiorentini e colligiani. Guido di Montfort, vicario di Carlo d’Angiò, di parte guelfa, alleato dei fiorentini, si impadronirà definitivamente della Siena ghibellina il 29 settembre del 1270, con violente repressioni ai danni del partito ghibellino.

A seguito delle varie lotte con Firenze nel 1287 Siena cambiò la sua forma di governo con l’ascesa del Governo dei Nove, che dette alla città uno splendore mai visto prima e che portò al rifacimento di monumenti e opere all’interno del borgo cittadino e nei dintorni.

In questo periodo notevole è lo sviluppo delle arti pittoriche. Nel 1284 a Siena nasce infatti Simone Martini, si dice allievo di Duccio di Buoninsegna, influenzato dallo stile gotico e dai lavori di Giovanni Pisano. Città laica, Siena dette anche i natali (intorno al 1290) anche ad Ambrogio Lorenzetti; Lorenzetti, uno dei più rinomati pittori italiani, vi dipingerà così “Effetti del buono e del cattivo governo in città e in campagna”, primo esempio di arte laica a scopo didattico in Italia, custodito oggi all’intenro del Palazzo Pubblico di Siena.

Al 1347 si indica poi la nascita della senese Caterina Benincasa, poi nota come Santa Caterina – patrona d’Italia assieme a S. Francesco – rinomata per la sua attività politica e canonica che portò tra l’altro (nel 1376) al trasferimento di Papa Gregorio XI e del papato di nuovo a Roma da Avignone.

Nel 1326 Siena però sarà stroncata dalla carestia, e, dopo, dalla peste del 1348 che ne segnò la definitiva decadenza. Nel 1355 con l’Imperatore Carlo IV di Lussemburgo, i nobili senesi e il popolo cacceranno il governo dei Nove instaurando nuovi sistemi di controllo cittadino, questo più volte fino al 1399; in questa data la città sarà Signoria di Gian Galeazzo Visconti, che la protesse dall’espansione fiorentina fino al 1402.

Le lotte intestine metteranno in crisi quella che era stata l’antica roccaforte ghibellina. La crisi durò fino all’elezione al soglio pontificio del senese Enea Silvio Piccolomini (Pio II). Dal 1487 Siena sarà in mano alla famiglia dei Petrucci col capostipite Pandolfo e i figli fino al 1523. Dalla seconda metà del 1400 alla prima metà del 1500 Siena saprà così difendersi dall’espansione fiorentina e in particolare da Cesare Borgia, il Valentino glorificato dal Machiavelli nel suo Principe. Sarà in questa fase, a partire dal 1407 che inizierà la storia del banco senese più noto al mondo: con la denominazione di Casa delle Compere e dei Banchi di San Giorgio, nascerà infatti il primo embrione di banca senese. Nel 1472 la Banca Monte dei Paschi di Siena crescerà come Monte di pietà. Considerata la banca più antica del mondo ancora operante, si svilupperà così grazie al c.d. “Statuto dei Paschi” – che l’istituto aveva il dovere di far applicare – redatto nel 1419 al fine di regolamentare le attività di agricoltura e pastorizia in Maremma.

Con la fine del potere dei Petrucci a Siena ricominceranno però le lotte intestine con l’intervento più volte di papa e imperatore. In questo contesto sarà importante il dominio degli spagnoli (1548) che fecero di Siena una loro fortezza (costruendo la Lizza). Con l’aiuto dei Francesi, sotto la guida di Enea Piccolomini, nel 1552 Siena si ribellerà e caccerà gli occupanti. Il pericolo di una Siena sotto l’influenza francese porterà l’Imperatore all’assedio della città. Sotto il comando mediceo un esercito potente nel marzo del 1554 assedierà la città del Palio. Con la scelta da parte di Filippo II di Spagna di concedere ai Medici molti territori conquistati ai senesi – per ripagare i propri debiti presso i fiorentini – l’accanimento del duca Cosimo I si rafforzerà. Nel 1555, dopo tre secoli, Siena sarà sconfitta dalla sua storica rivale: la città del giglio. Seguirà da lì in avanti i destini del mediceo e poi lorense Granducato di Toscana.

Nei secoli XVII ed il XVIII, comunque Siena resterà meta culturale rilevantissima per le élite europee. L’Università degli Studi in particolare, fondata già nel 1260, permise una certa vitalità e una notevole impronta senese sulla vita culturale d’Europa. La realtà culturale forte impedì la decadenza definitiva del capoluogo che ormai politicamente aveva un ruolo più marginale.

Siena sarà nota a partire da questo periodo in tutto il mondo per le sue affascinanti tradizioni. Nel 1644 infatti si ha traccia delle prime corse legate all’antichissima tradizione del Palio delle Contrade senesi. Il Palio, che oggi si svolge tra 10 delle 17 contrade complessive, due volte l’anno (il 2 luglio – in onore della Madonna di Provenzano – e il 16 agosto – in onore della Madonna dell’Assunta), è una giostra equestre tenuta nella Piazza del Campo, la piazza centrale, le cui origini si rintracciano nel medioevo; si dice che questa tradizione derivi infatti dai festeggiamenti della vittoria senese a Montaperti del 1260.

Tra il 1799 ed il 1800, con l’occupazione francese, Siena (con Arezzo) darà poi il la ai moti antigiacobini del Viva Maria; fu in questo periodo buio che vi fu l’abominevole assalto alla Sinagoga senese che vide molti ebrei arsi vivi in Piazza del Campo.

Siena parteciperà poi, agguerrita, alle battaglie del Risorgimento italiano e nel 1859 sarà la prima città della Toscana ad annettersi al Regno d’Italia. Per tutto il ‘900 Siena sarà nota per l’importanza assunta dall’industria manifatturiera, per la sua banca e per l’importanza strategica della sua Università nel panorama culturale italiano.