Attraversando la Via Francigena: San Gimignano

San Gimignano nacque come villaggio etrusco già probabilmente nel II sec. a.C.. Noto come Velathri, i romani lo chiamarono Silvia, fino alla conquista da parte dei Longobardi. Citato per la prima volta nel 929 d.C., nel periodo medievale crescerà anche grazie alla Via Francigena. Sigerico si riferisce alla città indicandola come la XIX tappa del suo percorso. Il nome attuale pare faccia riferimento al vescovo di Modena Gimignano, che, si dice, avrebbe protetto la città dalle invasioni barbariche.

Fu da sempre centro dedito alla coltivazione dei cereali e delle spezie (lo zafferano in particolare) e alla produzione dei vini e della rinomata Vernaccia. Noto universalmente nel medioevo come centro di commerci di qualità, il suo ruolo di città di mercanti fu fondamentale per l’economia locale.

Intorno alla metà del XII sec., sebbene vi fosse già un nuovo tracciato per la via Francigena, San Gimignano continuò la sua espansione economica e, di conseguenza, urbanistica.

Di proprietà del vescovo di Volterra, solo nel 1199 divenne libero comune, combattendo contro volterrani e i comuni limitrofi per riaffermare il proprio predominio sulla zona.

Contesa tra Firenze e Siena, nel 1200 San Gimignano vedeva una cinta muraria già sviluppata. La crescita demografica ed economica portò, sempre nel XIII secolo, allo sviluppo di una seconda cinta. Già nel 1288 sorgeva il palazzo del comune, simbolo del potere cittadino e dell’indipendenza. Presso la ricca città medievale furono prodotte numerose opere d’arte, oggi conservate all’interno delle Chiese e dei palazzi storici che costellano il territorio. Fu in questo periodo che importanti opere pubbliche, ingenti capitali e la risistemazione della rete viaria dettero un volto relativamente definitivo al centro storico del borgo.

Guelfi e ghibellini, con le famiglie Ardinghelli e Salvucci, si scontrarono anche tra le mura della città delle torri. In questo periodo l’espansione del Comune raggiunse l’apice grazie ai commerci. Le famiglie di ricchi mercanti che detenevano il potere nella città si scontravano anche attraverso il prestigio che si otteneva con le opere di edilizia. Una di queste, fondamentale, fu la costruzione di torri. Nel 1300 già si arrivò a contare 72 torri, tanto che la città viene anche definita la Manhattan del medioevo. L’agiatezza raggiunta dai ricchi abitanti della città fecero della torre un simbolo della forza individuale delle famiglie locali.

I guelfi di Firenze nel 1251 occuparono il paese ordinando la distruzione delle mura. San Gimignano fu governata dai ghibellini fino al 1255 per poi tornare alla parte guelfa. Con la Battaglia di Montaperti del 4 settembre 1260 i ghibellini senesi tornarono in possesso del territorio cittadino, ricostruendo le mura e ampliandole a scopo difensivo; in questo stesso anno la città ottenne nuovamente l’indipendenza. All’8 maggio del 1300 si fa risalire anche la storica visita di Dante Alighieri, ambasciatore per la parte guelfa in Toscana.

Le lotte interne, la peste e la carestia del 1348 fecero sì che la città si consegnasse a Firenze. Degrado e abbandono resero la città poco importante nella geografia politica toscana. Nonostante l’epoca del declino la città fu luogo di arte e mecenatismo: numerosi maestri, senesi e fiorentini, furono chiamati, principalmente dagli ordini religiosi, a rinnovare la bellezza delle chiese che avevano una importanza e una presenza assolutamente non relativa nel borgo e intorno a esso. Lavori di Piero del Pollaiolo, Sebastiano Mainardi, Lippo e Federico Memmi, Memmo di Filippuccio, Taddeo di Bartolo, Benozzo Gozzoli, Domenico Ghirlandaio e di molti altri sono conservati nel territorio comunale.

La crisi stabilì la figura definitiva della città. L’isolamento politico, in parte geografico, i cambiamenti a livello regionale e nazionale, cristallizzarono nei secoli e rinchiusero in una bolla di vetro il borgo antico che ha mantenuto la sua natura architettonica e strutturale.

Negli anni della seconda guerra mondiale, la cittadina subì i bombardamenti che la danneggiarono mietendo varie vittime e portando al crollo di parte di una torre campanaria. Oggi resta comunque uno dei meglio conservati e più antichi borghi in tutta Italia ed è infatti patrimonio UNESCO dal 1990.