Attraversando la Via Francigena: Radicofani

Su Radicofani si hanno poche notizie del periodo etrusco e romano. La cittadina ha però una storia profondamente legata al vicino Castello di Contignano e a un noto personaggio storico, Ghino di Tacco.

Costruito su un colle al di sopra della Via Francigena, Contignano è sicuramente più antico dell’Abbadia San Salvatore sul Monte Amiata. Si pensa che sia sorto su una villa romana, risalente almeno al II-III secolo a.C., più in basso però rispetto alle mura dell’attuale castello (di cui restano pochi ruderi). Nel 1028 il Conte Ildebrando IV Aldobrandeschi cedette la rocca che andò, dopo vari passaggi, al Monastero del S.S. Salvatore del Monte Amiata (come testimonia una Bolla dell’Imperatore Ottone IV). Nel 1293 così già sorgeva la Chiesa di Santa Maria in Campo, che manteneva la zona per conto della storica badia. Nel 1339 Contignano, con l’omonimo castello, nucleo storico più antico e oggi frazione del comune di Radicofani, sarà sottomesso al Comune di Siena, ottenendo la cittadinanza presso la Repubblica. Il 26 maggio 1355 i monaci di S. Salvatore, nonostante la cittadina fosse indipendente, rinnovarono la bolla di Ottone IV presso il nuovo imperatore Carlo IV: tanto fece scalpore la cosa che il tutto si risolse solo dopo almeno 20 anni, con lo scontro del 1279 tra le truppe dei Farnese ed i contignanesi legati ai Senesi.  Nel 1390 i Farnese venderanno Contignano a Cione Salimbeni per 5000 fiorini. I cittadini di Contignano sopportarono i nuovi signori fino al 1409 – quando questi stipularono la pace col senese e fecero annettere il territorio nuovamente alla Repubblica; nel dicembre di quell’anno così fu cacciato Cocco Salimbeni tanto che la Repubblica Senese, impressionata dal fatto, fu costretta a concedere una maggiore autonomia e vari vantaggi economici alla cittadina. Nel 1500 la città e la rocca vedono altri passaggi tra note famiglie nobiliari e la Repubblica del palio, questo fino al 1559 quando il territorio verrà assorbito dal Granducato mediceo. Nel 1608 il Granduca Ferdinando opta nuovamente per l’autonomismo con vari passaggi storici che portano, nel 1778, alla sottomissione del borgo al vicino Comune di Radicofani.

Legato al territorio e alla Via Francigena è anche Ghinotto di Tacco, detto Ghino, che fu leggendario brigante. Nacque a La Fratta (presso Sinalunga , in provincia di Siena)

nel XIII secolo. Figlio di una famiglia agiata che si dedicava anche a rapine, ruberie e furti, quando i membri della banda furono catturati, si salvò a causa dell’età: era giovanissimo. Noto come bandito gentiluomo, in quanto dava sempre aiuto ai malcapitati, passò il resto della vita d’istanza in Radicofani. Sia Boccaccio – che lo ricorda come buon brigante nel suo Decamerone – sia Dante Alighieri nel Purgatorio lo citeranno.  Nel 1290 il suo nome appare per la prima volta nei documenti in quanto venne condannato ad una ammenda di 1000 soldi per una rapina presso San Quirico d’Orcia. Ghino, a lungo andare cacciato dal Comune di Siena, fuggì occupando Radicofani, fortezza ritenuta inespugnabile al confine tra la stessa Siena e lo Stato Pontificio. Vendicò padre e fratello recandosi a Roma a uccidere il giudice Benincasa da Laterina che li aveva fatti uccidere a Siena in Piazza del Campo: entrò in tribunale dove lo decapitò, portando la testa su una picca fino Radicofani ed esponendola poi al torrione della roccaforte. Da Radicofani, Ghino continuò sopravvivendo grazie alle scorribande, attaccando i pellegrini che attraversavano la sottostante Via Francigena e nella Val D’Orcia. Il bandito derubava quasi completamente i passanti mantenendoli però in vita e lasciando loro il minimo per poter proseguire.  Nel Decamerone il Boccaccio ricorda l’abate di Cluny che, in viaggio di ritorno da Roma, dove aveva portato le decime raccolte dalla Chiesa francese, fu catturato da Ghino che lo rinchiuse nella rocca di Radicofani, nutrendolo a fave, pane e Vernaccia di San Gimignano; grazie a questa “dieta forzata” miracolosamente il bandito si dice guarì il mal di stomaco al noto abate, il quale per sdebitarsi convinse papa Bonifacio VIII a non condannare gli atti del brigante, promuovendolo addirittura Cavaliere di S. Giovanni e Alfiere dell’Ospedale S. Spirito. Si dice che Ghino morì assassinato  presso Sinalunga dove, ormai riconosciuto nobile, tentava di sedare una rivolta. I parenti di Ghino pare che furono costretti a cambiare il proprio cognome in Ghini onde evitare le ire del Comune di Siena e dello Stato Pontificio che da sempre videro nel brigante di Radicofani un notevole avversario.

Nei secoli hanno dimorato a Radicofani tra gli altri Montagne, René de Chateaubriand e Charles Dickens.