Attraversando la Via Francigena: Monteriggioni

Monteriggioni ha una storia tutta medievale, infatti sorge a ridosso di una zona paludosa, presso l’antica Abbadia a Isola – punto rialzato su un tratto di acque stagnanti, di proprietà dei vescovi di Volterra. La Via Francigena fu la ragione per la quale sorse l’abbazia nel 1001, ne parla Sigerico definendola come la XVI tappa (Borgonuovo) del suo percorso tornando da Roma.

Monteriggioni non è un insediamento sorto naturalmente, ma bensì solamente per ragioni di necessità storica e militare. La collina dove fu alzato il forte è punto naturalmente adeguato: il tracciato delle mura sorse infatti in corrispondenza delle curve del colle su cui si sviluppa il forte. Più di 500 metri di cinta in muratura sono stati organizzati per collegare 14 torrette di avvistamento. Le vie d’accesso sono soltanto due, per limitare i punti deboli tipici di una rocca medievale: Porta Franca (verso Siena) e Porta S. Giovanni (in direzione di Firenze) più esposta e adeguata alla difesa. L’abitato interno è mantenuto all’incirca nella forma storicamente data. Anticamente si pensa che fosse densamente abitato, sebbene si ritenga che lo spazio tra le mura e le prime case fosse libero.

Si narra che alla bonifica dei monaci dei territori circostanti corrispose un sabotaggio di parte senese, in quanto la palude era una protezione naturale contro eventuali attacchi da parte di eserciti nemici. Pare che solo nel 1246 tra le parti in causa vi sia stato un accordo: gli abati ultimarono una galleria per il riassorbimento delle acuqe stagnanti, in contro i Senesi vollero conservare intoccata una parte di terreno a ridosso di quella che sarebbe poi divenuta l’inespugnabile roccaforte.

Costruita tra il 1210 (probabilmente 1213) e il 1220 dai Senesi Monteriggioni è stata da sempre posta a protezione della via Francigena, arteria, insieme alla Cassia, fondamentale per il commercio e la prosperità del territorio senese, soprattutto per garantire una via sicura per i commerci in direzione Roma. Il luogo era talmente importante che nel 1380 era considerato parte integrante del Comune di Siena. Notissimo borgo e roccaforte, tanto che Dante Alighieri la citerà nella Divina Commedia, fu sempre, limitatamente, un’avanguardia fortificata della città del palio. La sua posizione consentiva di controllare la Valle dello Staggia e la Val d’Elsa, entrambe in parte sotto il controllo di Firenze, città (storica rivale di Siena) che vedeva una espansione incontrollata all’epoca in cui fu costruito il forte.

Tra il 1244 e il 1254 fiorentini e i senesi si scontrarono per tenere l’avanposto militare che strategicamente aveva una funzione essenziale al dominio sulla prima zona del senese. Dopo la battaglia di Colle Val d’Elsa del 1269, Monteriggioni fu rifugio degli eserciti senesi in fuga dai gigliati fiorentini. Nel 1348, con la peste, il forte fu zona di controllo che proteggeva le strade dai banditi che assalivano pellegrini e viandanti.

Nel 1526 i fiorentini assediarono Monteriggioni; 2500 tra fanti e cavalieri tentarono la conquista del forte anche con l’uso massiccio dell’artiglieria. La città resistette e con la battaglia di Camollia, dove i senesi sconfissero l’esercito pontificio legato a Firenze, ebbe la sua vittoria.

Poche sono le battaglie che videro Monteriggioni presa preda da eserciti nemici. Monteriggioni fu ceduta e conquistata sempre e solo con trucchi e stratagemmi, solo una battaglia tra tutte portò alla presa vera e propria: l’assedio mosso da Cosimo dei Medici nel 1554 che vide la resa dell’avamposto senese.

Negli anni successivi al 1600 la zona fu ceduta e rivenduta più volte tra varie famiglie fiorentine e senesi, Medici compresi. Per la fine della sua importanza da un punto di vinsta strategico (e quindi la fine delle rivalità militari in Toscana) il borgo è stato così mantenuto fino ad oggi. Non si notano particolari novità attraverso la storia recente degni di nota, a parte i fatti di sangue avvenuti durante la seconda guerra modiale: la cattura e l’uccisione di 17 partigiani da parte dei nazifascisti. Per il resto il territorio è da sempre stato legato ai destini di Siena. Si annota soltanto che, per esigenze belliche, furono riadeguate più volte le torri e abbassate le mura.