Attraversando la Via Francigena: Lucca

Lucca risale all’epoca Etrusca. Sorta in un territorio al confine tra le diramazioni del fiume Serchio, il quale divideva l’area etrusca e quella ligure. Probabilmente all’inizio insediamento ligure, Lucca deriva il suo nome da Luk che significa in celto “luogo paludoso” ma anche “luce”. Lucca è stata dal II sec. a.C. colonia romana. L’anfiteatro centrale e la struttura delle vie definite dal cardo e dal decumano, raccontano di fatto la storia politica del primo accampamento romano. Al periodo romano risale anche la prima costruzione della cinta muraria. Nel 56 a.C. fu a Lucca l’importantissimo, per i destini dell’impero di Roma, incontro tra Cesare, Pompeo e Crasso per rinnovare i patti Triunvirato. Già nel I secolo d.C. il cristianesimo fece la sua comparsa nel lucchese e nella sua città principale.

Nel corso del I secolo d.C. si alternarono al potere della città gli Ostrogoti e i Bizantini fino a quando i Longobardi nella seconda metà del VI sec. d.C. la occuparono. Frediano, vescovo di Lucca, poi divenuto santo, nel 566 assunse le funzioni di governo promuovendo lavori per allontanare le acque del fiume Serchio dalle mura cittadine, nonché mediò all’arrivo dei Longobardi gestendo la nascita del ducato che dette vita alla zecca (una delle più antiche e longeve d’Europa) che continuò le sue emissioni di valuta fino al 1847. La città divenne all’epoca sede del re longobardo Autari e punto si snodo per i percorsi della Via Francigena.

Posta subito prima della dorsale appenninica, Lucca diveniva, per la sua posizione, un luogo fondamentale per la preparazione del viaggio in direzione Canterbury e comunque alloggio perfetto e utile a rifocillare i pellegrini sulla strada verso Roma. Spedali e ospitia circondavano l’abitato e la strada antica, a partire da Porta S. Gervasio attraversava la roccaforte per tutto il rettilineo dell’antico decumano della città. Ben 32 chiese furono edificate nel periodo compreso tra il VII e l’XI sec. d.C., a queste se ne aggiungono 19 situate nei dintorni. A Lucca erano già presenti i Templari, con una domus mansionis templi, nonché i cavalieri del Tau di Altopascio. Negli anni successivi al 720 d.C. è a Lucca vennero edificati una decina di xenodochi, strutture minori simili agli spedali.

Concluso il periodo longobardo, nel 990 d.C. la città diviene dominio dei Franchi. Carlomagno ne fece dimora del marchese di Toscana: fu così, protetta e vitale che la città ora capitale di un’area geografica vastissima si sviluppò nelle attività commerciali e nella produzione tessile. Con la fine del X secolo, la favorevole situazione di Lucca mutò con lo spostamento del potere a Firenze. Enrico IV, nel 1081, con una sua bolla attestò però la nascita del Comune di Lucca. Una seconda ondata di fondazioni di Chiese e spedali si ebbe proprio in questo periodo.

Nel 1260 entro la cerchia urbana è accertata la presenza di 13 spedali. Non mancavano neppure i lebbrosari che si trovavano, ovviamente, fuori dalle mura. I traffici che si svolgevano per la Francigena svolsero funzione di stimolo per la cultura. A Lucca, infatti, prese corpo l’architettura locale romanica che fu condivisa su tutto il territorio. Si avvertono ad esempio contaminazioni lombarde nel linguaggio architettonico pisano della facciata di S. Michele in Foro e nelle altre torri campanarie a più ordini di aperture, scandite da ricorsi di arcatelle pensili.

Come in tutti i punti di sosta di primaria importanza, a Lucca abbondavano richiami e messaggi rivolti ai Pellegrini. Ad esempio il labirinto, antico simbolo iniziatico, divenuto nel medioevo espressione del sacro iter con la denominazione di Chemin de Jerusalem, si trova scolpito in una bozza di pietra nel porticato antistante il Duomo. A Lucca si trovava addirittura uno dei punti focali del pellegrinaggio, il cosiddetto “volto santo”: una statua intagliata nel legno, secondo la leggenda, dallo stesso Nicodemo, giunta prodigiosamente sino al porto di Luni e solo dopo trasportata fino a Lucca.

Il Comune di Lucca si contrappose principalmente a Pisa per motivi di vicinanza territoriale. Nel XIII secolo, Lucca divenne una città guelfa, seppure divisa internamente tra neri e bianchi. Nel 1300 mentre le città guelfe si misero sotto la protezione degli Angioini, Pisa ghibellina si pose sotto la guida di Uguccione della Faggiola. Uguccione con l’appoggio del lucchese Castruccio Castracani degli Antelminelli penetrò all’interno delle Mura della città nella notte del 14 giugno del 1314, invadendola e saccheggiandola. Castruccio Castracani divenne il nuovo signore di Lucca consolidando il potere ghibellino e promuovendo una politica espansionistica ai danni soprattutto di Firenze, città guelfa. Lucca diviene sotto Castracani grande alleata italiana dell’imperatore Lodovico il Bavaro; ciò portò Castruccio ad ottenere il titolo di Duca di Lucca, Volterra, Luni nonché di Pistoia, e vicario imperiale a Pisa. In questo periodo sorse la Fortezza Augusta (del 1322) che inglobò dentro di sé diversi quartieri e il Palazzo Ducale. Con la sua morte nel 1328 il Ducato crollò e andò in rovina; addirittura i mercenari imperiali tedeschi, di istanza in quella zona (ormai però senza salario) si impossessarono del ducato e lo tennero in ostaggio al fine di venderlo al miglior offerente.

Lucca fu presa e ceduta più volte fino al 1342, quando fu sottomessa a Pisa. Nel 1369, l’imperatore Carlo IV decise di liberare la Toscana al fine di ridefinirne gli assetti politici; Lucca, in questa fase, tornò ad essere Repubblica, riassumendo un ruolo di tutto rispetto nell’economia e nella cultura del territorio toscano. Nel 1400, dopo una serie di lotte e rivalità  interne anche tra membri della stessa famiglia, Paolo Guinigi divenne governatore della città e mantenne in questa fase un attento controllo sulla politica estera al fine di garantire un equilibrio tra le parti in campo, sempre ribadendo l’autonomia della piccola realtà lucchese rispetto agli stati regionali. La guerra tra Firenze e Venezia, alleate contro Milano, alleato di Lucca, portarono a una crisi piuttosto importante dell’equilibrio raggiunto. I fiorentini assediarono la città nel 1429. Poi, nel 1430, una congiura interna allontanò in esilio Paolo Guinigi.

Ritornata Repubblica, Lucca siglò, 8 anni dopo la fine del potere di Guinigi, la pace con Firenze, ormai però il potentato cittadino si limitava alla città-stato. Dalla scossa inferta dai nuovi equilibri politici in Toscana, la città delle mura si riprese con difficoltà. La Repubblica governò attraverso una giunta di oligarchi. Nel 1531, in seguito a una notevole crisi economica, esplose la cosiddetta rivolta degli Straccioni; per sbloccare la situazione si escluse i contadini dalla partecipazione alla vita politica e la vita repubblicana si restrinse ancora. Già la riforma protestante aveva però indebolito la città: tutte le maggiori famiglie lucchesi tolleravano la presenza di eretici protestanti nelle loro fila, il rischio però di una crociata benedetta dal Papa e attuata dai fiorentini spinse molti membri autorevoli di ricche famiglie  all’esilio volontario nel nord Europa, ciò impoverì la città di capitali nonché di risorse culturali. Fu in questo clima altalenante durato tutto il XVI (nonché la fine del XV sec.)  che i canoni dell’architettura vennero messi in discussione: molte torri medievali furono così abbattute e molte chiese e palazzi rimessi a nuovo.

Lucca ebbe un periodo di tranquillità relativa fino al 1604 con le guerre di Garfagnana. Per tutto il 1600 Lucca assunse una politica isolazionista, rimanendo ai margini degli eventi internazionali, evitando contrasti con i vicini, accrescendo il sistema difensivo (l’ultima cinta muraria venne terminata nel 1645). Per tutto il 1600 Lucca fu Repubblica chiusa e conservatrice in mano agli oligarchi. Ma non mancarono lati positivi: una complessa operazione editoriale permise la stampa nel 1758, da parte di Ottaviano Diodati e altri, della prima edizione italiana dell’Encyclopèdie scritta da Diderot e D’Alembert; poi nel 1790 fu inaugurata l’Università cittadina. Solo nel 1799 arrivarono in città truppe straniere: le truppe di Napoleone Bonaparte.

La città nonostante il dominio francese potè conservare la sua autonomia, come Repubblica democratica, poi, sotto l’impero, agli inizi dell’800, come Principato costituzionale. In questo periodo fece ingresso prepotentemente lo stile francesizzante e neoclassico dei nuovi palazzi. Con la caduta dell’impero napoleonico, dopo il congresso di Vienna, Lucca fu nuovamente ducato, controllato da Maria Luisa di Borbone, poi da Carlo Ludovico. Notevoli ammodernamenti in questa fase saranno l’acquedotto nuovo cittadino e la riapertura dell’Anfiteatro. Nel 1847 il ducato borbonico di Lucca passò al Granducato di Toscana. Col Regno d’Italia, Lucca perse lo status raggiunto con la sua secolare indipendenza, status già messo in discussione con l’adesione al Granducato; in questa fase si annota la perdita dell’Università. Nella seconda metà dell’800, Lucca vide una nuova ripresa grazie anche agli sviluppi ingegneristici che fecero dell’energia idrica un motore di crescita per la città. Intorno alle antiche Mura sorsero numerose ville in stile Liberty. Rispetto alla Versilia dove, nel primo ‘900, si svilupparono fermenti culturali progressisti, per la filosofia isolazionista che ormai era entrata sotto pelle al vivere cittadino, Lucca continuò a mantenere il suo atteggiamento moderato e conservatore. Durante il secondo conflitto mondiale la città non fu esposta ai bombardamenti, in compenso il territorio circostante dovette sopportare ben altro: nel 1944, la Versilia e la Valle del Serchio subirono il passaggio del fronte della Linea Gotica con eccidi e rappresaglie, tra i quali la nota strage di Sant’Anna di Stazzema.