Attraversando la Via Francigena: Fucecchio

Fucecchio nasce con la Via Francigena; il castello di Fucecchio e i nuovi borghi, cresciuti attorno nei secoli XIII e XIV, videro il loro sviluppo a causa della Via dei pellegrini, che sempre portò fortune economiche a quel territorio. Il percorso attuale che porta alla città non coincide in pieno col tracciato originario della Via; nel tempo questo tracciato fu infatti più volte ridisegnato con deviazioni e strade alternative. Nell’itinerario di Sigerico di Canterbury Fucecchio era una tappa importante: la XXIII, nota come Arno Bianco. Ma altri sono i segni dell’antico pellegrinaggio.

Ponte a Cappiano, frazione del comune, dove l’omonimo ponte attraversa l’Usciana, era spesso citata nelle cronache. Anche Sigerico la nomina indicanola come Arno Nero. Documentato fin dal primo Medioevo, il ponte era gestito dagli Ospitalieri altopascesi e su di esso transitava l’antica Via dei pellegrini. Studiato anche da Leonardo da Vinci che ne evidenza la notevole struttura difensiva con la sua torre, in realtà oggi ha assunto questa forma grazie all’intervento che Cosimo I de’ Medici effettuò per rafforzarlo nel Cinquecento.

Nonostante le poche notizie, restano anche altre testimonianze storiche della Via antica. A sud di Fucecchio, seguendo un sentiero, si raggiunge infatti il luogo in cui sorgeva l’antico “ospedaletto” di Santa Trinita di Cerbaia. Un altro luogo rinomato nelle cronache del pellegrinaggi è poi la località Poggio Adorno, detta anche Rosaiolo, dove sorgeva l’ospedale della “malatia” di Querce, anche questa ben nota alle cronache antiche.

Le origini di Fucecchio sono legate però anche alla nobile famiglia dei conti Cadolingi, di origine pistoiese. Qui la gente cadolingia trovò il luogo ideale per mettere radici, in quanto il territorio era, a tutti gli effetti, equidistante sia da Pistoia che da Lucca nonché da Pisa e Firenze. Del 986 è la chiesa di San Salvatore, nel centro della città, fondata dai conti in prossimità del porto sul fiume Arno, ancora oggi una delle più grandi testimonianze della storia medievale fucecchiese insieme al castello di Salamarzana.

Attorno a San Salvatore crebbe il “Borgonuovo”, nonché, intorno all’anno mille, un monastero benedettino, noto per il cospicuo patrimonio fondiario che ricevette dalle famiglie nobiliari residenti nei dintorni.

Con la controriforma il monastero fu dichiarato dal Papa Gregorio VII sottoposto direttamente alla Santa Sede. Nei primi anni del XII secolo un’alluvione dell’Arno costrinse la ricostruzione dello stabile. Numerose ristrutturazioni definirono meglio nel tempo sia la forma dell’abbazia sia quella dell’adiacente Chiesa di San Giovanni.

Nel 1113 la dinastia cadolingia si estinse e il territorio, conteso e al centro del conflitto tra Firenze, Lucca e Pisa, attraversò una fase di crisi. Nonostante tutto le famiglie legate all’antica casata formarono in questo periodo il ceto benestante che dette poi forma al Comune nato sul finire del XII secolo.

Nel 1200 si ebbero gli anni della vera e intensa crescita per la cittadina. Sulle terre del monastero, che era caduto in disgrazia e si era ridimensionato, furono costruiti nuovi borghi che si espansero dal castello seguendo ben cinque direttrici. In questo periodo, col picco massimo della crescita demografica, sorsero le nuove mura e i nuovi fossati a protezione dell’abitato. Nei primi anni del Trecento il territorio del Comune aveva ormai una forma definita che è quella rimasta inalterata fino ai giorni nostri.