Attraversando la Via Francigena: Altopascio

Probabilmente il simbolo che meglio definisce il ruolo di Altopascio nella storia è l’affresco che, nella chiesa di San Jacopo Maggiore,  ritrae il santo patrono dei pellegrini mentre è in procinto di “approdare” ad Altopascio sulla prua di una barca recante il simbolo del Tau. Altopascio sorgeva infatti sulle rive del lago Bientina, prosciugato a metà del 1800. La parola Altopascio deriva probabilmente dal piccolo fiume “Teupascio” che scorre presso la cittadina (l’attuale torrente Tassinaia, che avrebbe ottenuto questo appellativo dall’unione delle parole longobarde Teu – popolo – e passio – ruscello).

Altopascio è città del Medioevo. I frati Ospitalieri del Tau hanno in quel periodo reso vitale la città e dato ad essa forza politica sul territorio. La Domus Hospitalis Sancti Iacobi de Altopassu nasce con la Via Francigena: è stato il principale hospitio di tutto il territorio toscano e anche oltre; nel 1191 il re di Francia Filippo Augusto (che probabilmente attraversò la città, percorrendo la Via Francigena, reduce dalla terza crociata) lo cita esplicitamente definendolo Le Hopital, l’ospedale per eccellenza sulla Via. Dati i suoi contatti la città aveva anche forti legami politici con Lucca, in tutta la Valdinievole nonché nel Valdarno inferiore fino a toccare persino Pistoia. Grazie al re Filippo Augusto, i Cavalieri del Tau, dopo essersi diffusi un po’ in tutta Italia approdarono in Francia, in Spagna, in Germania e infine in Inghilterra. Una casa ospitaliera venne fondata a Parigi nei primi anni 1000. Una delle prime testimonianze dello Spedale è quella dell’abate Nikulas di Munkthvera che ne scrive nel 1150 circa; l’ospitalità dei frati era così rinomata che venne citata anche da Giovanni Boccaccio nella decima novella della sesta giornata del Decamerone. I frati di Altopascio, o del Tau, seguirono all’inizio la regola di Sant’Agostino, poi di San Giovanni di Gerusalemme. Nella seconda metà del 1400 Pio II deciderà di sciogliere l’Ordine cavalleresco ordinando la confisca dei beni e accorpandolo a nuovi ordini papali. Grazie al Gran Maestro Giovanni Capponi – cavaliere laico -, l’ordine sopravvisse però fino al 1588, data in cui Cosimo I de’ Medici pretese la definitiva estinsione di quest’ultimo, inserendolo nei ranghi dell’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano.

Negli anni ’20 del 1300 Altopascio ebbe un ruolo centrale nelle lotte di potere in Toscana: Castruccio Castracani dopo aver conquistato Pistoia nel 1325, minacciava Firenze; le truppe fiorentine si mossero nell’agosto di quell’anno per attaccare il nemico proprio ad Altopascio; la piccola guarnigione che reggeva la cittadina dovette arrendersi alle forze fiorentine dopo aver resistito per ben 26 giorni, questa resistenza mise in difficoltà i fiorentini soprattutto quando scoprirono che in realtà il nemico non era acquartierato nella roccaforte. A settembre a causa anche delle pessime condizioni del territorio di contesa (Altopascio sorgeva su una zona paludosa) il campo di battaglia si spostò nel territorio di Porcari, dove le truppe Fiorentine furono sconfitte: l’assedio di Altopascio probabilmente fu fondamentale in questo, in quanto sfibrò l’esercito gigliato.

Dopo il 1456 i Capponi ottennero comunque il giuspatronato su Altopascio da parte di Sisto IV che volle in cambio la promessa di un investimento della famiglia di almeno 3000 fiorini per sviluppare il territorio. La città subì molto l’egemonia fiorentina; Firenze più volte impose tasse e gabelle che furono evitate grazie all’intervento di vari papi. Dopo essere stato luogo di scontro nelle guerre tra i fiorentini, i pisani e i lucchesi, la città di Altopascio venne più volte assediata e occupata; a lungo andare perse così il suo ruolo politico centrale e cadde in decadenza pur restando cittadina di dimensioni ragguardevoli. Non subì altri traumi storici degni di nota e da sempre è rimasto notevole borgo medioevale e luogo privilegiato negli annali di ogni pellegrino.